SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE SIA - AMBITO B05 MORCONE

La legge di stabilità per il 2016 prevede la definizione di un Piano nazionale di contrasto alla povertà. Nelle more della definizione del Piano, il Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) è esteso a tutto il territorio nazionale. In queste linee guida si assume pertanto il SIA come modello di riferimento, fermo restando che la misura unitaria di lotta alla povertà da definire potrà assumere denominazioni e modalità attuative diverse.

Il SIA prevede l’erogazione di un sussidio economico a nuclei familiari con minori in condizioni di povertà, condizionale alla adesione ad un progetto di attivazione sociale e lavorativa. Per accedere al SIA è necessaria una valutazione multidimensionale del bisogno dei membri del nucleo familiare e la costruzione di un patto con i servizi. Tale patto implica, da parte dei servizi, una presa in carico nell’ottica del miglioramento del benessere della famiglia e della creazione di condizioni per l’uscita dalla condizione di povertà e prevede, da parte dei beneficiari, una adesione al patto con la conseguente adozione di una serie di comportamenti virtuosi, quali, ad esempio, la ricerca attiva del lavoro, la partecipazione a progetti di inclusione lavorativa (tirocini, borse di lavoro, ecc.), la frequenza scolastica dei figli minori, l’adesione a specifici percorsi eventualmente individuati dai servizi specialistici (ad es. comportamenti di prevenzione e cura volti alla tutela della salute, percorsi di fuoruscita dalle dipendenze, ecc..).

La presa in carico del nucleo familiare, mirata a dare risposta a bisogni complessi, richiede la messa in atto di interventi personalizzati di valutazione, consulenza, orientamento, monitoraggio, attivazione di prestazioni sociali nonché di interventi in rete con altre risorse e servizi pubblici (centri per l’impiego, tutela della salute e istruzione) e privati (in particolare del privato sociale) del territorio. La presa in carico complessiva del nucleo prevede, dunque, il coordinamento di più interventi contemporanei garantendo una presa in carico globale e olistica che superi l’attuale frammentazione.

In questo senso, poiché la finalità della misura è quella di migliorare il benessere complessivo del nucleo familiare e la sua capacità di reagire agli eventi avversi tramite un atteggiamento proattivo, il modello teorico di riferimento non può che basarsi sulla considerazione delle interazioni tra le persone e il loro ambiente. Inoltre il richiamo alla inclusione attiva richiede di porre al centro il processo di crescita delle persone e delle comunità, basato sull'incremento della stima di sé, dell'autoefficacia e dell'autodeterminazione, nella logica dell’empowerment e del partenariato. In questo contesto, con riferimento alle situazioni più complesse, uno dei concetti di riferimento assunti nell’implementazione del SIA è quello di resilienza, intesa come capacità di riorganizzare sé stessi, le proprie risorse ed il proprio sistema di attribuzione di senso dopo un evento traumatico o l’esposizione prolungata ad uno stress.

Il primo assunto è che la famiglia sia un organismo da considerare nella sua globalità e che, qualora presenti una difficoltà, richieda una presa in carico complessiva e non solo di una parte del bisogno espresso o di alcuni suoi membri. Perché avvenga questo processo è necessario che la famiglia sia disposta ad attuare non solo un cambiamento di comportamento, ma un cambiamento nella modalità di costruire ed attribuire senso alle situazioni. Questo cambiamento è “contrattato” con l’équipe che segue la famiglia, in modo che il cambiamento non sia vissuto come un’imposizione, ma divenga un percorso condiviso. Questo passaggio esplicita un primo assunto teorico forte: un cambiamento deciso e costante nel tempo nasce dal coinvolgimento profondo delle persone e dalla presa in carico non solo del loro problema ma del loro mondo. Per questo i progetti devono essere uno specchio che riflette bisogni e potenzialità della famiglia e del suo cammino. Al tempo stesso, l’approccio personalizzato (tailor made) consente di graduare gli interventi sulla base dei bisogni rilevati, evitando di mettere in campo azioni complesse quando non siano necessarie.

Il secondo assunto è che il cambiamento sia reso possibile attraverso la qualità dei singoli passaggi che vengono implementati per seguire il nucleo familiare. Questo assunto è garantito attraverso alcuni elementi importanti, che sono in particolare la costituzione di equipe multidisciplinari e l’attivazione di una rete integrata di interventi. Il modello proposto intende favorire la funzionalità del sistema dei servizi sociali che si basa, nelle sue linee essenziali, sulla capacità dell’operatore di attivare le risorse dell’individuo, a fronte dei bisogni che lo stesso riporta e sulla base di come egli stesso li percepisce e sulla capacità del sistema di organizzare, se necessario, una presa in carico dell’utente/cittadino intesa come definizione e programmazione di un processo di aiuto con e per i cittadini e la loro comunità sociale. Tale processo si traduce nella definizione di un progetto condiviso con le persone interessate, con lo scopo di promuovere la partecipazione e le potenzialità dei soggetti coinvolti. Cruciale al riguardo è il raccordo con i Centri per l’impiego, per favorire l’effettiva collocazione nel mercato del lavoro delle persone, tramite percorsi personalizzati utili all’acquisizione di nuove competenze. I Centri per l’Impiego, potenziati dalla recente riforma in attuazione del Jobs act (decreto legislativo n. 150 del 2015), potranno offrire attività di orientamento, ausilio, avviamento alla formazione e accompagnamento al lavoro.

In alcuni casi sarà sufficiente una presa in carico “leggera”. Con riferimento a nuclei familiari non ancora segnati da gravi difficoltà e multi problematicità, prendere in carico significa agire in un’ottica di prevenzione, evitando che situazioni contingenti si cronicizzino dando luogo a problematiche complesse. Ad esempio, nel caso di un nucleo in cui si sia verificata la perdita di lavoro e – magari per le peculiari condizioni del mercato del lavoro e nonostante l’attivazione degli interessati – permanga una situazione di disoccupazione al termine della fruizione della NAspI, può essere sufficiente, in esito alla valutazione per la richiesta del SIA, un rimando alla presa in carico (“patto di servizio”) già avvenuta in capo ai Centri per l’impiego.

In presenza di particolari fragilità, invece, si rende necessaria una presa in carico integrata da parte dei servizi. Si parla di “presa in carico integrata” quando nel processo di progettazione e realizzazione sono coinvolti più professionisti e/o più servizi. La presa in carico è quindi un processo complesso che coinvolge più attori e più dimensioni psicologiche e sociali. Nel caso specifico di famiglie con bisogni complessi (possibile/probabile target del SIA per un certo numero di beneficiari), inoltre, la realizzazione di un progetto specifico necessita l’adozione di uno o più schemi di riferimento che guidino la scelta di strumenti e azioni adeguati agli obiettivi.

Il decreto attuativo del Sostegno per l’Inclusione Attiva pone in capo ai Comuni (o agli Ambiti territoriali) la predisposizione, per ciascun nucleo beneficiario della misura, del progetto personalizzato per il superamento della condizione di povertà, il reinserimento lavorativo e l'inclusione sociale; a tal fine richiede che i Comuni attivino un sistema coordinato di interventi e servizi sociali con le seguenti caratteristiche: servizi di segretariato sociale per l’accesso; servizio sociale professionale per la valutazione multidimensionale dei bisogni del Nucleo e la presa in carico; equipe multidisciplinare, con l’individuazione di un responsabile del caso, interventi e servizi per l’inclusione attiva; prevede inoltre che i Comuni promuovano accordi di collaborazione in rete con le amministrazioni competenti sul territorio in materia di servizi per l’impiego, tutela della salute e istruzione/formazione, nonché con soggetti privati attivi nell’ambito degli interventi di contrasto alla povertà, con particolare riferimento agli enti non profit.

A seconda del bisogno prevalente, il progetto può rimandare eventualmente a specifiche progettualità di altri servizi. Ad esempio, laddove in esito all’analisi preliminare (pre-assessment) emerga un bisogno limitato alla dimensione lavorativa in assenza di altri fattori di rischio e vulnerabilità, il progetto potrebbe rinviare al Patto di servizio con i Centri per l’impiego, stipulato ai sensi del recente decreto legislativo n. 150/2015 in materia di politiche attive del lavoro (art. 20). I paragrafi che seguono delineano le indicazioni operative per l’attuazione di questi compiti. Il modello descritto è da considerarsi il punto di arrivo di un percorso. Nella fase iniziale la progettazione degli interventi dovrà evidentemente tener conto degli attuali assetti organizzativi dei servizi. Infine, dato il carattere dell’intervento, finalizzato alla progressiva messa a regime della misura, viene definito il modello di governance del processo.

 

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Servizi di segretariato sociale per l’accesso e servizio professionale per la presa incarico

L’implementazione di una misura che integra il sostegno economico con interventi di inclusione attiva attraverso la presa in carico complessiva del nucleo familiare, richiede l’individuazione di un percorso unitario di accesso ai servizi, di valutazione del bisogno e di presa in carico, mediante un programma di attivazione della famiglia personalizzato. Per l’attuazione del SIA, ma anche per gli altri interventi territoriali basati sulla presa in carico multidimensionale delle famiglie e delle persone, occorre operativamente individuare e rafforzare strumenti e modalità di coordinamento (nelle forme della collaborazione o della vera e propria cooperazione/integrazione) a livello locale, principalmente nella fase dell’accesso ai servizi territoriali del singolo cittadino o del nucleo familiare con bisogni complessi, spesso portatore di una domanda aspecifica di supporto o di un generico bisogno o difficoltà, piuttosto che di una esplicita richiesta di un servizio.

•           Sarebbe pertanto opportuno che le modalità di accesso al SIA si integrassero all’interno di un più generale modello organizzativo, funzionale ad indirizzare le famiglie verso i servizi, prendendo in carico le situazioni più complesse. A tale fine occorre garantire, ad esempio attraverso servizi di Segretariato sociale, un punto di accesso funzionalmente e strutturalmente organizzato, capace di interpretare le richieste e individuare una risposta al bisogno del cittadino. Quando il bisogno è semplice e specifico la risposta può essere immediata ed efficace; quando il bisogno è più complesso ed è necessaria la valutazione non solo delle problematiche fisiche e psichiche, ma anche della situazione familiare, sociale ed economica, il compito del Segretariato sociale è quello di avviare un percorso articolato di valutazione e presa in carico, attivando i servizi professionali.

•           Nel caso specifico delle famiglie eleggibili al SIA, normalmente spetta ai servizi di segretariato sociale l’analisi preliminare (Pre-assessment) dei bisogni e delle caratteristiche dei nuclei familiari, al fine di stabilire la composizione, con riferimento agli operatori dei servizi sociali professionali e di altri servizi territoriali, della Equipe multidisciplinare cui affidare la presa in carico vera e propria. Tuttavia, a seconda del modello organizzativo territoriale dei servizi, possono essere individuati diversi punti di accesso, fermi restando gli obiettivi della presa in carico che qui si specificano.

•           Per l’attuazione del SIA è dunque necessario rafforzare i servizi di Segretariato sociale (o, ove diversamente identificati, i punti di accesso al sistema degli interventi e dei servizi sociali), garantendo la disponibilità di risorse umane dedicate per le specifiche funzioni, opportunamente formate ed abilitate all’accoglimento della domanda di accesso, ai servizi in generale e al SIA in particolare (nel caso i Comuni decidessero di gestire direttamente la raccolta delle domande), ovvero abilitate a svolgere l’analisi di Pre-assessment per le famiglie già risultate eleggibili alla misura.

 

Il Servizio Sociale Professionale ha il compito di garantire prestazioni e servizi che permettano di superare o ridimensionare criticità e condizioni di bisogno sociale della cittadinanza.

I Servizi Sociali Professionali prendono in carico l’utente e formulano un progetto personalizzato in base alle sue esigenze, operando con interventi immediati che migliorino da un lato uno stato di grave disagio e, all’altro, siano efficaci sul piano della prevenzione.

La figura dell’assistente sociale ricopre il ruolo di case manager ed è responsabile, insieme all’utente, alla sua famiglia e agli altri soggetti istituzionali eventualmente coinvolti, del progetto personalizzato messo a punto caso per caso. Si tratta di una figura professionale istituzionale che è responsabile tanto della elaborazione e realizzazione del progetto, quanto della qualità del servizio reso e della sua sostenibilità in termini di costi.

Simili funzioni non possono essere affidate a organizzazioni esterne rispetto alle istituzioni, quindi è essenziale che i Comuni in cui sono attivi i Servizi Sociali Professionali prevedano la figura dell’Assistente Sociale, definendone ruolo e competenze.

Tra i compiti dei Servizi Sociali Professionali rientrano, per esempio:

- gestione dei rapporti con il Ministero di Giustizia e il Tribunale;

- procedure di allontanamento di un figlio minore dal nucleo familiare;

- procedure di riconoscimento dell’idoneità per famiglie che effettuano richieste di affido o adozione;

- destinazione di soggetti fragili a strutture di tipo residenziale;

- iniziative nell’ambito dell’integrazione socio-sanitaria;

- partecipazione all’Unità di Valutazione Integrata (U.V.I.).

Per svolgere le proprie funzioni, il Servizio Sociale Professionale si avvale di diversi strumenti, tra cui gli indicatori ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), banche dati relative all’utenza, mappe relative ai servizi attivati nell’Ambito Territoriale di competenza e delle reti istituzionali, colloqui di primo livello, schede di accesso e uscita ai servizi e schede del progetto personalizzato.

 

L’azione professionale dell’assistente sociale

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L’assistente sociale è un operatore che svolge una attività professionale complessa, all’interno di un rapporto interpersonale che viene definito processo di aiuto.

Il processo di aiuto ha come obiettivo quello di aiutare l’utente a cogliere i vari elementi della sua situazione problematica, ad affrontarli e a risolverli attraverso un uso adeguato delle risorse che le strutture pubbliche e private mettono a sua disposizione. Infatti nella pratica del servizio sociale “aiuto” significa aiutare qualcuno nei suoi bisogni, quanto piuttosto assisterlo nel superare una qualche mancanza.

Il processo di aiuto ha sempre obiettivi educazionali e di cambiamento, ed è guidato dall’ assistente sociale con l’intento di creare un armonico rapporto tra le persone, nell’ambito del complesso insieme costituito dalla istituzione -servizio e/o struttura assistenziale-, dall’ambiente di vita dell’utente, dalla comunità.

L’assistente sociale, definito operatore professionale, anche perché agisce attraverso procedure e strumenti propri e perché di fronte ad un problema o ad una situazione complessa non essendo contemporaneamente avvocato, economista, psicologo, ha come specificità il saper coordinare le reti di opportunità, ossia essere un relazionatore di relazioni.

In pratica attiva un lavoro di coordinamento tra gli interventi specifici e tecnici di altre professioni, di individuati setting di opportunità.

Sa osservare, diagnosticare, valutare la complessità di un problema individuale o di gruppo, gestire anche, il caso o la situazione, nel senso di individuare le risorse necessarie a risolvere il problema, di operare la combinazione professionale di queste risorse che, appunto, potranno essere giuridiche, economiche, psicologiche.

L’ assistente sociale è l’operatore in grado di diagnosticare e valutare, incrementare un programma globale per situazioni di bisogno, di gestire un sistema relazionale nel quale le persone si vengono a trovare.

Sulla professionalità dell’assistente sociale non sorgono contestazioni, sul concetto di servizio sociale come professione invece le perplessità continuano ad essere molte.

Si definisce professione il processo di elaborazione concettuale, di razionalizzazione e di organizzazione di una attività non estemporanea, stabile, generalizzata e diffusa, la cui efficacia rispetto l’obiettivo è riconosciuta e regolamentata (Ordini e Albi professionali), la cui gestione ed esercizio è individuata in un iter formativo particolare. Una attività professionale è dotata di:

•           razionalità scientifica, in quanto applicazione oggettiva di principi e strumenti metodologici, che confliggono con l’intuizione o la tradizione;

•           un corpo sistematico di conoscenze teoriche o saperi di riferimento;

•           autorità professionale e sociale, che si fonda sulla competenza e sul mandato sociale;

•           autonomia e responsabilità nel suo espletamento, anche se in regime di lavoro dipendente;

•           un codice autoregolativo dei rapporti con il cliente (codice deontologico), norme di condotta (neutralità affettiva, disinteresse, segreto professionale);

•           cultura professionale acquisita attraverso un iter formativo specifico e attraverso atteggiamenti di interscambio culturale tra gli appartenenti la professione stessa.

 

La professionalità dell’assistente sociale è data dall’insieme di principi, conoscenze, metodi e tecniche in grado di prevenire e/o risolvere situazioni di bisogno.

Le ragioni sociali della professione di assistente sociale sono di solidarietà e di controllo: la società democratica ha necessità di sviluppare forme di aiuto per migliorare la qualità della vita in situazione complesse, ma anche di controllare con strumenti di socializzazione, e non solo di repressione, le potenzialità disgregatrici.

A privare la figura professionale dell’assistente sociale di una riconoscibilità immediata e duratura nel tempo, per assurdo, sono la stessa capacità di aprirsi alle logiche dei contesti di appartenenza e di rispondere in modo adattivo alla variabilità degli input. Capacità che deriva proprio dal carattere frammentario e combinatorio1 delle conoscenze teoriche di riferimento (l’insieme delle scienze sociali e delle discipline che fanno parte del suo bagaglio culturale).

 

L’assistente sociale quasi sempre lavora in una organizzazione, di conseguenza possiede una professionalità negoziata tra la rigidità organizzativa -regole, funzioni, competenze- ed i processi sociali dei quali è interprete attraverso quel ricorso “combinatorio” alle scienze sociali e, sui quali interviene per rimuovere gli stati di bisogno derivanti.

Il servizio sociale più che una semiprofessione, può essere definito una professione debole, in quanto è:

•           periferica, avendo come clienti “gli ultimi”. O meglio, strumento di una politica per i deboli che si trasforma in una politica debole

•           collocata in un settore residuale (assistenza marginale rispetto al comparto sanitario)

•           collocata all’interno di strategie tecniche meno pervasive, ad esempio, di quelle amministrative

•           utilizza strumenti e tecniche ad alto contenuto di lavoro e basso livello di standardizzazione delle proprie attività

•           utilizza risorse incorporate nella organizzazione, per cui l’identità professionale si afferma nel servizio o il servizio annulla l’identità. Una relazione atipica perché tende a leggere all’interno del sistema dei servizi l’appannamento dell’identità professionale, piuttosto che ritenere che siano i servizi, nella veste di clienti interni, a caratterizzarsi qualitativamente grazie al contributo professionale (metodologie, strumenti e tecniche) delle assistenti sociali .

Contribuisce a rendere il servizio sociale professione debole la stessa “indeterminazione”, l’impossibilità cioè di conoscere esattamente ex ante i risultati di un determinato intervento, e ciò non tanto per i limiti legati alla fallibilità umana o per una insufficiente predisposizione dell’intervento stesso quanto piuttosto per una caratteristica intrinseca e inemendabile del reale.

Indeterminazione influenzata da condizioni quali la:

-           Globalità, che richiede agli operatori sociali, per il crescente complessificarsi dei bisogni assieme alla frammentazione e alla specializzazione dell’offerta, una difficile capacità di ricomposizione e di lettura sistemica dei problemi.

-           Unicità e irripetibilità, per cui nessuna relazione assistente sociale-utente può mai essere uguale ad un’altra, nemmeno se uguale è il tipo di problema presentato e affrontato (basso livello di standardizzazione delle proprie attività)

-           Pluralità, ossia ognuno degli attori coinvolti nella relazione di aiuto è immerso in flusso di comunicazioni più ampio. L’assistente sociale interagisce non solo con l’utente ma anche con le sue reti familiari e sociali e con il sistema organizzativo del proprio servizio. L’utente porta con sé nella relazione con l’assistente sociale il suo mondo di esperienze pregresse e attuali e un reticolo relazionale che, per quanto povero e disfunzionale, rappresenta un ambito di riferimento imprescindibile

-           Imprevedibilità, il carattere dinamico irripetibile, plurale e interdipendente degli scambi relazionali, che riduce i margini di previsione degli esiti e delle conseguenze dell’intervento.

 

Appaiono invece elementi di forza della professione, spesso sottovalutati:

•           le tecniche, metodi e strumenti in grado di selezionare e fornire in modo adeguato ai bisogni le risorse della organizzazione, che si esplicano nella pluridimensionalità dell’intervento professionale: ossia una pluralità di azioni rivolte alla persona, al territorio, alle istituzioni.

•           I contenuti professionali, i cui connotati sono i valori e i principi ispiratori della sua attività (l’essere); l’impianto concettuale teorico pratico e i fondamenti storico- sociologici-giuridici-psicologici su cui basare l’intervento (il sapere); il procedimento metodologico applicativo (il saper fare).

I valori di riferimento della professione che influenzano il saper essere. Valori ampiamente riconosciuti come il riconoscimento della dignità dell’uomo e la consapevolezza della sua libertà, da cui i principi informatori del servizio sociale:

- Uguaglianza;

- Rispetto;

Giustizia sociale;

- Solidarietà della persona;

- Riservatezza;

- Promozione del benessere della persona;

- Partecipazione;

- Sviluppo della personalità e autonomia;

- Responsabilità;

 

In ultima, analisi si può affermare che quando l’assistete sociale si accosta alla situazione di aiuto, porta in primo luogo e soprattutto se stesso. L’unico strumento in suo possesso per lavorare con gli altri e che è composto da:

·     l’interesse per gli altri

·     le conoscenze di base, sia teoriche che di esperienza

·     i valori, quelli della professione e quelli personali

·     la propensione al cambiamento

·     le abilità, sia cognitive che relazionali.

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Il Servizio Sociale Professionale è finalizzato ad assicurare le prestazioni necessarie a ridurre o a rimuovere situazioni problematiche o di bisogno sociale dei cittadini;

compatibilmente con la programmazione territoriale e della relativa disponibilità finanziaria, agisce per la prevenzione e la presa in carico con interventi immediati in tutte le situazioni di disagio, emarginazione ed esclusione sociale.

Il Servizio Sociale Professionale, in attuazione della programmazione del Piano di Zona B5, e in adempimento delle eventuali ulteriori competenze attribuite dal Coordinamento Istituzionale, tenuto conto delle direttive amministrativo- gestionali del Responsabile dell’Ufficio di Piano svolge azioni di:

- valorizzazione della centralità delle persone e della loro capacità di scelta ed autodeterminazione, attraverso il superamento di logiche assistenzialistiche e promuovendo le responsabilità del singolo soggetto e/o del nucleo familiare;

- attività di aiuto ai singoli, ai gruppi, alle famiglie per lo sviluppo delle capacità atte ad affrontare, gestire e risolvere i problemi;

- partecipazione, d’intesa con l’Ufficio di Piano, alle attività di programmazione, organizzazione e valutazione degli interventi e dei servizi sociali;

- accompagnamento, monitoraggio e valutazione dei servizi del sistema integrato di Ambito;

- presa in carico dei casi e predisposizione di progetti di intervento personalizzati, in ragione delle competenze di Ambito, d’intesa con gli altri attori coinvolti, e tenuto conto delle eventuali disposizioni di organi giudiziari, in particolar modo con il Tribunale per i Minori e con la Procura Minorile;

- realizzazione di forme di cooperazione tecnica ed integrazione con altri attori sociali, pubblici e privati;

- strutturazione di percorsi di consulenza e sostegno psicologico per i genitori e figli e definizione di piani individualizzati di intervento;

- attivazioni di percorsi di orientamento, valutazione e sostegno nell’ambito dell’Adozione Nazionale ed Internazionale, dell’Affidamento Familiare, dell’Abuso e del Maltrattamento, della Mediazione Familiare, dell’Educativa Territoriale;

- rilevazione, monitoraggio, analisi e valutazione di nuovi bisogni;

- procedure amministrative con particolare riguardo alla normativa relativa alle materie oggetto dell’incarico;

- conoscenza ed approfondimento attraverso analisi, studi e ricerche dei bisogni e problemi sociali, della domanda effettiva di prestazioni di interventi, delle risorse disponibili, reali e potenziali, e monitoraggio dell’efficacia e dell’efficienza dei Servizi;

- partecipazione alle Unità di Valutazione Integrata dei bisogni, ai fini dell’integrazione socio-sanitaria, all’Equipe di Valutazione Integrata in collaborazione con Uffici Periferici del Ministero della Giustizia e ad eventuali nuove Unità di Valutazione Multidimensionale/Multidisciplinare;

- partecipazione ed organizzazione, anche in collaborazione con enti pubblici e privati, di attività di aggiornamento e formazione per gli operatori dei servizi sociali e sociosanitari;

- collaborazione con le risorse territoriali del Terzo Settore per l’attivazione di interventi coordinati;

- realizzazione, infine, ogni altra attività professionale funzionale alla realizzazione degli interventi e servizi sociali previsti dal Piano di Zona.

 

Il Servizio Sociale Professionale di Ambito:

- svolge la propria attività finalizzata alla realizzazione degli obiettivi e degli interventi previsti dal Piano Sociale di Zona;

- opera nel rispetto dei principi, universalmente riconosciuti, della dignità di tutte le persone e dei principi definiti dal Codice Deontologico delle figure professionali previste;

- coordina la propria attività con altri interventi professionali allo scopo di pervenire alla definizione dei problemi sociali dell’utente o della famiglia e alla formulazione di proposte e progetti per i percorsi risolutivi delle criticità, attivando le risorse che possono concorrere alla rimozione degli ostacoli;

- attraverso l’articolazione territoriale il Servizio, favorisce i cittadini nell’accesso ai servizi sociali e sociosanitari dell’Ambito, promuove e sostiene i processi di maturazione sociale e civica, favorisce i percorsi di crescita anche collettivi che sviluppino sinergia e aiutino singoli e gruppi in situazioni di svantaggio;

- opera in collaborazione con soggetti pubblici e privati per la realizzazione di obiettivi ed azioni comuni che rispondano in maniera articolata, integrata e differenziata ai bisogni emergenti in un sistema di rete di servizi;

- svolge uno specifico ruolo nei processi di pianificazione, attraverso la raccolta dei dati relativi al sistema di offerta dei servizi territoriali ed ai bisogni rilevati, e nel coordinamento tecnico della rete dei servizi sociali e socio-sanitari.

 

Il Servizio Sociale Professionale sarà garantito attraverso una o più sedi presenti nell’Ambito Territoriale, così come previsto dall’art.10 comma 2 punto 4) della Legge Regionale 11/2007.

Spetta all’Ambito individuare sedi adeguate ed attrezzate atte a garantire il buon funzionamento del servizio.

Le sedi dovranno garantire i seguenti standard minimi:

- ambienti riservati attività di ascolto e per i colloqui con l’utenza;

- dotazione informatica composta da un PC con stampante collegato alla rete internet;

- connessione alla rete telefonica.

 

Il Coordinatore dei Servizi Sociali Professionali divisi per aree territoriali e/o di intervento, tenuto conto delle direttive amministrativo-gestionale del Responsabile dell’Ufficio di Piano, sovrintende a tutte le azioni necessarie per il buon funzionamento dei Servizi stessi.

Il Coordinatore dei Servizi Sociali Professionali di Ambito cura, sotto il profilo tecnico, l’attuazione degli obiettivi previsti dal Piano di Zona, nel rispetto delle direttive del Coordinamento Istituzionale.

Il Coordinatore del Servizio Sociale Professionale di Ambito, inoltre:

- coordina, sotto il profilo tecnico, il Servizio;

- fornisce all’Ufficio di Piano l’apporto tecnico nella predisposizione degli atti di programmazione per l’attuazione del Piano di Zona;

- assicura la funzionalità del Servizio, attraverso il coinvolgimento adeguato di tutte le figure e la corretta ripartizione dei carichi di lavoro;

- collabora con il Segretariato Sociale nella raccolta delle informazioni e dei dati presso tutti i soggetti attuatori di servizi, al fine di realizzare il sistema di monitoraggio e valutazione;

- fornisce l’ausilio tecnico all’Ufficio di Piano nella promozione dei processi di integrazione tra i servizi istituzionali e le realtà locali interessate al Piano di Zona;

- fornisce apporto tecnico all’Ufficio di Piano ai fini dell’aggiornamento periodico del Piano di Zona e della progettazione di dettaglio, in applicazione degli indirizzi regionali e/o di specifiche esigenze territoriali.



SPORTELLI ATTIVI SUL TERRITORIO
Santa Croce del Sannio - Lun. 8:00-14:00 / Mer. 8:00-13:00 / Ven. 8:00-13:00
San Marco dei Cavoti - Mar. 9:00-14:00 / Gio. 9:00-14:00
San Giorgio la Molara - Lun. 8:00-12:00
Fragneto L'Abate - Ven. 8:00-12:00
Molinara - Gio. 14:30-16:30 / Sab. 8:00-14:00
Morcone
Lun. 8:00-9:30-12:00-14:00 / Mar. 8:00-9:30-12:00-18:00
Mer. 8:00-9:30-12:00-14:00 / Gio. 8:00-9:30-12:00-18:00
Ven. 8:00-9:30-11:30-14:00
Pontelandolfo - Mar. 12:00-18:00 / Gio. 15:00-18:00
Fragneto Monforte - Mer. 8:00-9:00-12:00-17:00 / Ven. 8:00-11:00
Sassinoro - Lun. 8:00-13:00
Casalduni - Ven. 11:15-14:15
Colle Sannita
Lun. 8:00-9:00-11:00-14:00 / Mar. 8:00-9:00-12:00-14:00
Gio. 8:00-9:00-12:00-14:00 / Sab. 8:00-14:00
Montefalcone di Valfortore - Mar. 14:30-18:30 / Gio. 14:30-18:30
Circello - Ven. 8:00-13:00
Castelpagano - Mar. 15:00-18:00
Castelfranco in Miscano - Lun. 8:00-14:00 / Mar. 8:00-13:00 - Mer. 8:00-13:00 / Ven. 8:00-13:00
San Bartolomeo in Galdo - Gio. 8:00-13:00
Castelvetere in Valfortore - Lun. 8:00-9:00-14:00-18:00
Baselice - Mar. 12:30-18:00 / Ven. 14:30-18:00
Foiano in Valfortore - Mar. 8:00-9:00 / Gio. 8:00-9:00-12:00-14:00 / Ven. 10:30-13:30
Ginestra degli Schiavoni - Mer. 8:00-9:00-12:00-14:00


Numero verde: 800911466

Numero per info: 082451282

Mail di contatto: servsocialeprofessionale.siab5@gmail.com